Precaution
Quando James Fenimore Cooper, quello de "L'ultimo dei Mohicani", è diventato uno scrittore. Scrivendo un primo libro che non era niente di che.
Diecimila anni fa diedi un esame di Storia di Letteratura Angloamericana con un mio mito dell’epoca e anche di oggi, Sandro Portelli. Tra le varie cose che mi sono rimaste in mente del programma di quell’esame - sono uno che dimentica tutto o quasi - oltre a Rip Van Winkle di Washington Irving e la figura di Stephen Crane (e per questo poi mi sono letto il bel saggio che su Crane ha scritto Paul Auster, “Ragazzo in fiamme”) c’è certamente James Fenimore Cooper (1789-1851).
Non ho mai letto L’ultimo dei Mohicani (che è del 1826 ed è il secondo dei cinque romanzi del ciclo dei Racconti di Calzadicuoio, incentrati sulla figura di Natty Bumppo). Di Cooper ho letto solo alcuni racconti e ho visto un paio di film tratti appunto dal suo romanzo più noto.
Ma c’è una cosa che di Cooper mi ha colpito tantissimo: perché diventò una scrittore. L’aneddoto racconta che stava leggendo ad alta voce alla moglie Susan De Lancey un romanzo inglese di ambientazione sentimentale, quando le disse, un po’ sbruffoneggiando, che lui avrebbe potuto scrivere qualcosa di meglio. La donna lo sfidò a provarci, e da quella scommessa uscì Precaution, pubblicato nel 1820: Cooper aveva già trent’anni e nessuna esperienza letteraria.
Precaution non era un libro eccezionale, secondo i critici: era proprio quel tipo di romanzo sentimentale che Cooper aveva criticato, con ambientazione in Inghilterra. Uscì anonimo, con un esito modesto. Nel 1821 però uscì invece The Spy, e dentro c’era tutto: l’America, la Rivoluzione, la frontiera. Da lì la carriera dello scrittore decollò.
Ma che faceva prima di mettersi a scrivere, mister Cooper? A 13 anni fu mandato dal padre (un benestante borghese) per mare, a fare in sostanza il mozzo, per punizione: si era fatto espellere da scuola per una serie di bravate. Successivamente divenne guardiamarina nella Marina statunitense. Nel 1811 si sposò con Susan De Lancey, lasciò la Marina e iniziò a occuparsi delle proprietà di famiglia (ma la morte del padre e dei fratelli lo lasciò a gestire un patrimonio pieno di debiti).
Una delle raccomandazioni più utili e spesso trascurate, quando uno comincia a scrivere, è: scrivi di quello che conosci. E Cooper non sprecò la sua esperienza in mare. Il pilota, del 1824, nacque, ho letto, dall’irritazione per le imprecisioni nautiche che aveva trovato ne Il pirata di Walter Scott (il padre del romanzo storico, quello a cui si è ispirato pure Manzoni, per dire). E scrisse anche una monumentale Storia della Marina degli Stati Uniti.
C’è però un’altra ragione per cui mi ha sempre colpito la storia di Cooper. E la uso ovviamente in chiave polemica. Scrittori non si nasce, si diventa. Forse Cooper ha incontrato un bravo editor dell’epoca, forse ha avuto culo. Se fosse nato bianco ma povero, o nero, non sarebbe andata così, d’accordo.
E allora la storia di Cooper me la tengo così com'è, con tutte le sue ingiustizie di contorno: come la prova che a un certo punto si può non smettere di leggere i libri degli altri, ma provare a scriverne uno, anche se peggiore. Perché Precaution era un brutto libro, dicono: ma senza quel brutto libro non ci sarebbe stato tutto il resto.


